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Wearables: le tecnologie smart che indosseremo

Wearables: le tecnologie smart che indosseremo

Secondo i dati aggregati e le previsioni di crescita pubblicate ad agosto 2019 da GlobalData, il giro d’affari generato dalle tecnologie wearable arriverà a toccare i 54 miliardi di dollari nel 2023. Nel 2018 l’industria dei wearables valeva 23 miliardi. I volumi del settore continuano a crescere ad un ritmo costante (stimato intorno al 19% annui), fugando ogni dubbio sul potenziale di un mercato con grandi prospettive ma già abbastanza maturo e consolidato. Come testimoniano i 722 milioni di dispositivi indossabili connessi nel 2019, con picchi di densità negli Stati Uniti, dove il 35.5% delle famiglie dichiara di essere in possesso di almeno un fitness tracker prodotto da Garmin o FitBit. Rimanendo sempre nel contesto USA, il 21% degli statunitensi ha uno smartwatch al polso. La vendita degli orologi intelligenti e multifunzionali ha finora trainato il settore, con gli earwear in grande ascesa. Il 40% dei prodotti che arrivano al mercato sono ancora destinati alle attività di fitness e sport. Altre applicazioni delle tecnologie indossabili si possono trovare attualmente nell’ambito industriale, militare e della salute. Presto il campo d’azione dei wearables sarà ampliato a promettenti utilizzi nella sfera di meccanica (sicurezza dei lavoratori, monitoraggio macchine, operatività e manutenzione assistenza), edilizia (monitoraggio cantieri e attrezzature), industrie culturali e creative (monitoraggio, gestione e manutenzione assistita dei beni culturali, design evoluto, personalizzazione e funzionalizzazione di manufatti artigianali e della moda) e ambiente (monitoraggio ambientale ed effetti sulla salute).

OPPORTUNITÀ E MINACCE – Al pari dei settori di applicazione, sono diverse le tipologie di dispositivi indossabili: orologi, anelli, bracciali, occhiali, caschi, magliette, giacche, reggiseni, fasce, leggins, calzini, scarpe, cerotti per il monitoraggio di parametri medici e tanti altri ancora. In attesa di un’elettronica flessibile affidabile ed alla portata di tutti, a dare un forte impulso alla nascita di nuovi dispositivi wearable stanno contribuendo i progressi ottenuti nello sviluppo di fibre tessili intelligenti, inchiostri conduttivi e di un’elettronica di dimensioni sempre più contenute. Sull’altra faccia della medaglia si legge di difficoltà legate al consumo energetico eccessivo rispetto a capacità e dimensioni delle batterie, ma anche di dubbi legati alla difficile interpretazione di un quadro normativo (dati, privacy e dannosità delle onde elettromagnetiche i temi sensibili) ancora poco definito. Come vedremo a breve, imprese e consumatori sono pronte alla rivoluzione dei wearables. La partita per il boom delle tecnologie indossabili si giocherà quindi nella metà campo occupata da chi si occupa di ricerca e sviluppo tecnologico.

Da sinistra a destra: Siren Socks, Aio Sleeve, Blinq Smart Ring, Infi-Tex, Coros Smart Helmet

Dei buoni esempi da analizzare per comprendere meglio lo stato dell’arte delle tecnologie indossabili possono essere tratti dai casi di smart glasses, gli occhiali intelligenti, e smart clothing, la vasta categoria che tiene insieme i capi d’abbigliamento sensorizzati.

SMART GLASSES PER L’INDUSTRIA – In principio fu Google, arrivata prima e stavolta troppo presto, mettendo in commercio nel 2013 (per un solo giorno e fino ad esaurimento scorte) i Google Glass Explorer Edition alla cifra di 1500 dollari. Al di là delle specifiche tecniche, gli occhiali intelligenti di Google fallirono anche perché erano socialmente inaccettabili: anziché potenziare le capacità di chi li indossava, facilitandone determinate azioni, alzavano una barriera di sospetto e diffidenza tra l’utente e l’interlocutore. Per via del loro aspetto, non era oltretutto possibile dissimulare il fatto che si stessero indossando dei Google Glass: futuristici, sì, ma decisamente ingombranti e vistosi. Un limite sociologico non applicabile alle realtà aziendali, tra cui si è distinta per la funzione pionieristica la DHL. Nel 2015 DHL iniziò a sperimentare l’utilizzo degli smart glasses a supporto delle attività di picking, riscontrando che gli operatori con l’ausilio della tecnologia indossabile lavoravano in maniera più accurata, produttiva ed efficiente. In un comunicato stampa del 21 maggio 2019, Markus Voss CIO di DHL Supply Chain dichiarava: “Questi occhiali (nel 2017 sono usciti i Google Glass Enterprise Edition, ndr) e altri equipaggiamenti indossabili come gli scanner ad anello e gli smartwatch sono già utilizzati nei nostri magazzini. L’operazione è intuitiva, le mani sono libere e il supporto visivo aiuta a localizzare i prodotti in modo molto veloce”.

Gli smart glasses funzionano e possono essere applicati con soluzioni custom anche ad esempio ai processi di monitoraggio e digitalizzazione per la conservazione e l’accessibilità delle opere d’arte. È il progetto Crisalide, cofinanziato dai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna – Por-Fesr 2014-2020 (per maggiori info clicca qui), a cui Mister Smart Innovation partecipa in collaborazione con laboratori (Redox, TekneHub UNIFE, Romagna Tech) e imprese (Finsoft, Leonardo, LudoTIC) con l’obiettivo di realizzare un sistema di diagnostica predittiva per le opere d’arte basata su sensori, occhiali a realtà aumentata e una piattaforma informatica di gestione dei dati. Sono già cominciati i primi test nella biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna e presto inizieranno quelli nella biblioteca Panizzi di Reggio-Emilia. Entro luglio 2021 Mister allestirà insieme ai partner di progetto un laboratorio dimostrativo per presentare le potenzialità di un sistema di sensoristica IoT e occhiali a realtà aumentata adattabile a diverse esigenze industriali.

INTELLIGENTI SÌ, MA DI DESIGN – Detto della liaison tra sistema industriale e smart glasses, ai consumatori finali adesso chi ci pensa? Gli aiuti in soccorso di montature ingombranti e fastidiose potrebbero arrivare da una più attenta aderenza a certe regole di design. Huawei ha presentato a marzo 2019 (in vendita da settembre al prezzo di 300€ circa) la sua collezione di Smart Eyewear, prodotto sviluppato in collaborazione con Gentle Monster, brand sudcoreano in voga tra star del calibro di Beyoncé, Rihanna e Gigi Hadid. Modelli di montature più classiche o oversize, marchio di fabbrica di Gentle Monster, con a bordo tecnologia basica (funzionano come degli auricolari: chiamate e musica) ma invisibile, perfettamente integrata nelle stanghette degli occhiali. Stessa strategia adottata da Snapchat, la tech-company famosa per aver dato vita all’omonimo social network, che sfruttando gli algoritmi di realtà aumentata sviluppati per i filtri social ha ideato gli Spectacles, ambizioso tentativo di inserire elementi di tecnologia ben più evoluta (2 fotocamere HD scattano foto e video 3D a 60 fps, 4 microfoni registrano con formato audio hi-fi immersivo) in un prodotto che rispetti rigorosi canoni di stile.

Gli Spectacles di Snapchat

È al lavoro anche Facebook, che prevede di completare il progetto Orion entro il 2025. CNBC ha rivelato che Zuckerberg sta puntando forte sulla realtà aumentata avendo già in mente un partner “hardware”: Luxottica. L’Italia è un paese ricco di piccole, medie e grandi imprese legate ad una forte tradizione artigiana che devono essere messe nella condizione di sfruttare questa nuova tendenza a conciliare tecnologia e design. Una sfida raccolta dal progetto SUPER Craft, cofinanziato dai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna – Por-Fesr 2014-2020  (clicca per visitare il sito di progetto), in cui Mister Smart Innovation con partner di ricerca (Romagna Tech, ENEA CROSSTEC, EN&TECH UNIMORE, CIRI ICT UNIBO) e numerose imprese è impegnato nella realizzazione di una piattaforma B2B in grado di fornire strumenti e servizi online per l’impiego di tecnologie emergenti ed abilitanti all’innovazione di prodotto nel campo del design evoluto e dell’artigianato digitale. Il ruolo di Mister sarà centrale soprattutto nella fase di prototipazione di prodotti artigianali sensorizzati.

VESTIRE SMART – Entriamo adesso nello sterminato territorio dello smart clothing, l’abbigliamento intelligente e sensorizzato. La maggioranza degli sforzi profusi finora in questo campo sono andati verso la creazione di abbigliamento per sportivi, magliette soprattutto, ma anche leggins, fasce, reggiseni sportivi, calzini da running. Vale la pena citare la canadese Hexoskin e la tedesca Ambiotex, entrambe le smart shirt sono equipaggiate di un microcontrollore (Hexoskin lo monta sul fianco, Ambiotex sotto lo sterno) da rimuovere al momento del lavaggio del capo. Un sensore ECG (misurazione dei picchi di elettricità generati da cuore e muscoli) ed un accelerometro permettono la raccolta dei dati di cui è capace uno smartwatch di media-alta gamma. Ad un livello di innovazione e complessità più alto si possono catalogare due prodotti dall’opposta fortuna ma accomunati dall’aver inserito fibre di tessuto conduttivo nel capo d’abbigliamento smart. Una startup ed un’importante firma della moda, Athos e Ralph Lauren. La PoloTech del cavallino presentata per US Open di tennis del 2014 in collaborazione con OMsignal (partner tecnologico) è stata un flop, costringendo l’azienda americana ad abortire la commercializzazione del wearable.

Athos permette di monitorare in tempo reale l’attivazione dei muscoli

Il kit di smart clothing (maglia e leggins) realizzato da Athos ha invece incontrato il favore del target per cui è stato pensato, gli atleti professionisti. Diversi top team americani (basket, baseball, football) hanno adottato la soluzione offerta da Athos per poter studiare anche in tempo reale l’attivazione di ogni gruppo muscolare dei propri giocatori. Statistiche così dettagliate permettono di prevenire infortuni causati dalla cattiva ma spesso inconsapevole esecuzione di un gesto atletico, ma anche di velocizzare l’iter di guarigione di un’atleta al rientro da un guaio fisico.

WE LIGHT E OLTRE – Nessuno finora aveva pensato di integrare una fibra luminosa nel tessuto di una maglietta sportiva, tantomeno di farlo con lo scopo di migliorare la sicurezza di ciclisti e runner. We Light, Wearable Lighting for Smart Apparels, è un progetto di ricerca industriale strategica, cofinanziato dai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna – Por-Fesr 2014-2020 (per maggiori info clicca qui) a cui Mister insieme ad altri partner tecnologici e industriali (EN&TECH UNIMORE, CNR Imamoter, INFN TTLab, Enea Crosstec, Este Technology, Biometrica, C.A.T. Progetti, mHealth Technologies) partecipa per mettere le proprie competenze ottiche, elettroniche e sensoristiche a disposizione dello sviluppo di un prototipo di maglia sportiva We Light. Il capo sarà dotato di sensori ambientali che, rilevate le condizioni esterne (luminosità, umidità e temperatura), comanderanno l’attivazione degli inserti luminosi in fibra ottica diffusiva. Un’innovazione inedita e ambiziosa, che rispecchia lo spirito propositivo con cui Mister guarda all’espansione delle tecnologie indossabili, proponendosi anche come uno degli hub fondanti di un’infrastruttura di eccellenza regionale dedicata alla ricerca sui wearables.

Leonardo Franceschini